Piano cave, Grandi (Aib) all’attacco: basta parole, fate in fretta

La presidente del settore industrie estrattive di Aib torna a evidenziare "l’emergenza in cui versa il settore a causa del ritardo nell’iter di approvazione"

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Daniela Grandi, presidente del gruppo Gabeca di Calcinato (Bs)
Daniela Grandi, presidente del gruppo Gabeca di Calcinato (Bs)
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Con una nota inviata oggi, la presidente del settore industrie estrattive di Associazione Industriale Bresciana, Daniela Grandi, torna a evidenziare “l’emergenza in cui versa il settore a causa del ritardo nell’iter di approvazione” del nuovo piano cave, sollecitando la Provincia di Brescia a fare in fretta.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

In queste ultime settimane, molte parole sono state ancora spese sul Piano Cave. Parole che, per un Piano non ancora partito ma nemmeno predisposto, ondeggiano pericolosamente fra l’inutile e la polemica sterile.

L’unico elemento concreto, a oggi condiviso, riguarda gli indirizzi destinati a costituire le Linee Guida del nuovo Piano Cave contenuti nella delibera che lo scorso settembre il Consiglio Provinciale ha approvato per dare avvio all’iter del Piano stesso.

A distanza di quasi un anno, non constatiamo alcun risultato tangibile, salvo il ripetersi di dichiarazioni e di attribuzioni di paternità: siamo lieti che il Presidente Maroni abbia deciso di “non mettere le mani sul Piano”, lasciandone piena competenza alla Provincia; ci domandiamo però quando la Provincia comincerà a mettere le sue di mani sul Piano, considerando anche il dichiarato prossimo contributo dell’Università Statale.

Cosa manca dunque per partire?

E’ impensabile, come suggerito da qualche politico, che il nostro settore diventi un enorme kibbutz, dove ci si spartisce la ghiaia tra cavatori: le imprese devono aver la possibilità di lavorare in continuità, pianificando investimenti a medio/lungo termine, salvaguardando in tal modo le aziende diligenti, i loro lavoratori, i loro posti di lavoro.

Non si comprende come ridurre, ritardare, bloccare il nuovo Piano Cave possa rappresentare una modalità di tutela ambientale. Nessuno ha cavato per il puro gusto di cavare, perché la ghiaia è un bene prezioso e come tutte le produzioni segue il fabbisogno e le opportunità del mercato.

In un territorio dove l’industria estrattiva è diffusa, la pianificazione è fondamentale anche per evitare le cave di prestito che saltano tutti gli iter; è quindi necessario chiedere alle istituzioni di attuare il Piano così da consentire ad ogni singola azienda di pianificare i propri investimenti a medio/lungo termine.

La disponibilità di ghiaia rappresenta una ricchezza per l’economia e il mondo del lavoro bresciano e anche una tutela per il territorio perché quanto sarà assentito dal nuovo Piano lo sarà secondo i criteri e i disposti di una normativa che è tra le più rigorose al mondo in quanto a pianificazione e attenzione per l’ambiente.

In questo senso, condividiamo la necessità di stabilire i fabbisogni reali per il prossimo decennio, come evidenziato dal Presidente Mottinelli, ma la lentezza con la quale le istituzioni stanno procedendo è molto pericolosa, e sta mettendo a serio rischio la stessa vita delle imprese, con il grave e incombente incubo che l’indagine del fabbisogno si traduca nell’indagine delle imprese sopravvissute a questo periodo di inerzia! E’ questo che vogliamo? Minare l’attività di impresa, i posti di lavoro, il benessere del territorio?

Le aziende del settore chiedono a gran voce alle istituzioni di applicare la legge, null’altro che una legge che avrebbe prescritto come alla scadenza di Piano (gennaio 2015) facesse seguito un nuovo Piano. Così non è stato e, peggio, non sappiamo se e quando lo sarà.

E’ l’ora di agire e non più di parlare: il Piano Cave è un diritto delle imprese ma soprattutto un dovere delle istituzioni; deve essere predisposto e messo in atto al più presto.

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UN COMMENTO

  1. La signora Grandi dice: “E’ impensabile, come suggerito da qualche politico, che il nostro settore diventi un enorme kibbutz, dove ci si spartisce la ghiaia tra cavatori.” E chi l’ha detto signora che non è possibile? Per evitare le cave di prestito della TAV che avrebbe evitato di comprare ghiaia dai vostri bacini gli accordi commerciali tra ditte li avete trovati SI o NO? E allora trovateli anche rispetto alla volumetria autorizzata e non cavata dekl piano uscente. Bucherelliamo la provincia perchè le imprese che lei rappresenta hanno bisogno di lavorare? Le imprese possono lavorare anche senza autorizzare un metro cubo nuovo che sia uno.
    Perchè le imprese non hanno comprato i bacini finiti all’asta per fallimento di altri cavatori ma vogliono metri cubi solo su aree di loro proprietà? E’ pianificazione questa? LA SI SMETTA DI FARE PRESSIONI! I tempi del mercato delle vacche dei precedenti piani cave sono FINITI!

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