Lutto a Rovato: è morto monsignor Gianmario Chiari

La morte di monsignor Gianmario Chiari, avvenuta nelle scorse ore, ha comunque colto di sorpresa l'intera comunità

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Don Gianmario (Mario) Chiari, prevosto di Rovato
Don Gianmario (Mario) Chiari, prevosto di Rovato

Da tempo era malato e nell’ultimo numero del bollettino parrocchiale ha salutato i fedeli di Rovato, che hanno risposto al suo addio con grande calore. Ma la morte di monsignor Gianmario Chiari, avvenuta nelle scorse ore, ha comunque colto di sorpresa l’intera comunità. Un incidente domestico, infatti, nei giorni scorsi gli aveva procurato una frattura del femore e le complicazioni successive hanno peggiorato drasticamente le cose. I medici non hanno potuto far nulla. Gianmario Chiari è morto pochi giorni prima di potersi trasferire nella casa protetta di Cologne a cui era destinato.

Il Comune di Rovato ha già definito il lutto cittadino per il 28 novembre.

Chi era don Chiari

Don Gian Mario Chiari è nato a Cologne il 7 aprile 1945. Ordinato sacerdote a Brescia il 14 giugno 1969. Nel corso della sua attività pastorale ha ricoperto i seguenti incarichi: Vi cario cooperatore al Villaggio Violino dal 1969 al 1974; Vicario cooperatore a Lumezzane
S. Sebastiano dal 1974 al 1980; dal 1980 al 1994 è stato Vice Assistente Diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi (A.C.R.) e del Movimento Studenti; dal 1994 Parroco di Muratello di Nave.
Don Gianmario Chiari ha guidato per 16 anni la parrocchia del Comune franciacortino. Al suo mandato rovatese sono legate il rilancio dell’oratorio, il recupero della cappella dei disciplini e del tetto della chiesa di Santo Stefano (grazie al contributo della famiglia Streparava) e tanti altri interventi. Don Chiari è stato anche presidente della Casa di riposo Lucini Cantù, oggetto di una tormentata vicenda politica che lo aveva portato anche ad assumere posizioni critiche verso l’amministrazione.

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  1. Se ne va un uomo vero, uno dei pochi ministri della chiesa bresciana intelligente, maturo e quindi con una fede non di facciata al contrario di tanti altri più titolati di lui. Come sempre, soprattutto nel clero, il peggio rimane e continua a fare del male al prossimo come una vocazione tesa soltanto al potere e ai soldi. Don Chiari, riposi in pace.

  2. Qualcosa di importante, così sembra, è riuscito a fare per gli altri nel suo transito terreno questo prete solo perchè orientato non a se stesso ed all’esercizio di un potere assai anomalo, cioè quello derivante dal presunto governo dell’etica e dall’imposizione di vincoli umani su basi trascendenti. Insomma, una mosca bianca ovvero l’eccezione che conferma la regola.

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