Loggia 2018, Rolfi e Bordonali contro Paroli: Fi confusa, noi a disposizione

I due esponenti del Carroccio hanno criticato gli alleati e in particare l'ex primo cittadino per le continue ipotesi di candidatura a mezzo stampa

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Simona Bordonali e Fabio Rolfi
Simona Bordonali e Fabio Rolfi, foto BsNews.it

“La nostra eventuale candidatura a sindaco di Brescia è intercambiabile: siamo a completa disposizione del partito”. A dirlo sono stati questa mattina l’assessore regionale e il consigliere , che – durante una conferenza stampa convocata a 21 Grammi per fare il punto su quanto fatto dal Pirellone nell’ultimo quinquennio – hanno risposto così alle domande dei giornalisti sull’ipotesi che uno dei due sia il portabandiera del partito per le elezioni di Brescia del prossimo anno.

“E’ il segretario federale a dettare la linea e noi obbediremo: siamo disponibili a passi indietro o in avanti”, ha detto Bordonali. “In qualsiasi caso la candidatura dell’uno o dell’altro risponde alla stressa filosofia”, ha aggiunto Rolfi. Che subito dopo non ha risparmiato una stoccata all’ex sindaco Adriano Paroli, particolarmente attivo in queste settimane nel lanciare ipotesi di candidature civiche per Forza Italia.

“Prendiamo atto che il centrodestra ha perso quattro mesi in attesa degli Azzurri”, ha detto l’ex vice di Paroli, “leggiamo di proposte di candidature sui giornali: speriamo che prima o poi qualcuno dica sì a Forza Italia, ma comunque pensiamo che prima la coalizione dovrebbe discutere del metodo. E non accettiamo candidature a mezzo stampa”. Ancora, Rolfi ha tuonato contro la richiesta che il candidato sia un civico:”Non è che i politici fanno parte della società incivile”, ha detto, “ben vengano i contributi civici, ma un sindaco deve avere un ruolo politico”.

Rolfi e Bordonali, quindi, hanno sottolineato che le primarie “non si faranno” e non hanno escluso l’ipotesi di una corsa in solitaria della Lega. “Lavoriamo perché il centrodestra sia unito”, hanno detto, “ma non accettiamo che Forza Italia presenti un candidato al giorno, tanto più – hanno aggiunto – che bisogna capire che ruolo hanno coloro che avanzato le proposte: un conto è che i nomi li facciano i segretari, un altro che li avanzino militanti o consiglieri comunali come gli altri”. Una stoccata diretta, nemmeno troppo velatamente, a Paroli.

Quanto a Del Bono, il giudizio dei due probabili candidati leghisti è ovviamente negativo. E in giunta Rolfi e Bordonali salvano solo un nome: “Manzoni, l’unico che di fronte al problema metro invece di parlare a mezzo stampa ha fatto una telefonata per chiedere”.

 

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3 Commenti

  1. ”Non è che i politici fanno parte della società incivile”, “ben vengano i contributi civici, ma un sindaco deve avere un ruolo politico”. Di fronte a queste parole chiarissime di Rolfi, attendiamo la replica di Sandro Belli considerando che i rappresentanti dei partiti se ne guardano bene dal rivoluzionare qualcosa…civicamente, almeno nei grandi comuni.

  2. La mia risposta la si può leggere in quanto ho scritto e sulla tesi che spesso ripeto : non si può e non si dovrebbe, a mio parere, presentare un singolo, né fosse un supercivico ne’ un politico. Va presentata una squadra. La proposta di Berlusconi è : 12 civici e 8 politici. Essendo un parere di un capo del centrodestra, mi pare che per quella compagine sia da seguire. Il voto, positivo o negativo va dato alla squadra, che deve essere coesa e fatta da competenti e presentabili

    • Berlusconi nella sua boutade paraculesca e demagogica pensa solo di intortare quei cittadini stanchi e disillusi proprio dalla politica del quasi ventennio del pregiudicato di Arcore alla guida del Paese. E’il parere di uno che sa manovrare il consenso con un valanga di promesse e di sogni che poi non si avverano. Ma è anche il parere di uno che dalle ceneri potrebbe riemergere pericolosamente in base al sistema elettorale vergognoso votato e voluto pure dal PD nella sua vocazione suicida. Quindi: alla larga dai consigli falsi ed ipocriti di chi è ben lontano dai cittadini, dal civismo, dalla società civile e da una squadra di competenti e presentabili al governo della cosa pubblica (si pensi a chi mandò in Parlamento e quali Ministri scelse…). Soprattutto se tali consigli sono trasferiti ad un sistema elettorale come quello dei Comuni molto diverso da quello nazionale.

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