Le meccaniche della meraviglia | MOSTRAMI UNA MOSTRA / 49

Le Meccaniche della Meraviglia, rassegna alla sua dodicesima edizione, ci mostra l’arte contemporanea in spazi architettonici di particolare pregio. A Brescia, col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune e Mo.CA.

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Meccaniche della Meraviglia 12 In the City, a Brescia - foto di Enrica Recalcati per BsNews.it
Meccaniche della Meraviglia 12 In the City, a Brescia - foto di Enrica Recalcati per BsNews.it
Enrica Recalcati, opinionista di BsNews.it
La scrittrice , opinionista di BsNews.it

di Enrica Recalcati – Le Meccaniche della Meraviglia, rassegna alla sua dodicesima edizione, ci mostra l’arte contemporanea in spazi architettonici di particolare pregio. A Brescia, col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune e Mo.CA.

Organizzate dal 2003 da Albano Morandi, artista, regista e ideatore della manifestazione bresciana, vantano anche lo scopo ambizioso di far conoscere e valorizzare alcuni luoghi emblematici del territorio in cui la manifestazione si svolge.

Le Meccaniche della Meraviglia hanno già avuto modo di “abitare” il a Gardone Riviera o Villa Zanardelli a Toscolano Maderno, le strutture del Castello di Desenzano del Garda, la chiesa Romanica di Santa Lucia di Balbiana a Manerba del Garda, lo storico Palazzo Leonesio di Puegnago del Garda, il Grand Hotel di Gardone Riviera e, in particolar modo, le incantate architetture del Lazzaretto di Salò, aperte per la prima volta al pubblico, e nel 2013 in alcuni siti archeologici del comprensorio Gardesano.

Joseph Beuys l’ispiratore di questa “eterotopia”, mi precisa Albano Morandi, con la sua concezione artistica, che sottolinea come la più grande opera d’arte sia la realizzazione della “scultura sociale”, vale a dire è l’artista che deve trovare il modo di dedicarsi a rappresentare l’opera senza perdere di vista questo intento. Un pensiero artistico onorevole che abbatte muri e barriere e, per questo, portatore ovunque di un messaggio importante.

Eterotopico, cioè della “duplice entrata”. Si sottolinea l’importanza sia del luogo che la ospita, e sia dell’opera che ingloba lo spazio di esposizione, catturando emozione e stupore dagli occhi del visitatore. Uscire dallo stereotipo permette al pubblico di vedere oltre le cose, partecipando col proprio vissuto di osservatore ad una nuova avvincente esperienza.

Il percorso, volutamente, si dipana da piazza Moretto per tutta la via Moretto, una scelta legata al contemporaneo, fatta in sintonia con la imminente riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo.

Inizia a Palazzo Averoldi in Contrada Santa Croce, 38. Eretto nel 1544, su disegno dell’architetto Lodovico Beretta, ha subito internamente rilevanti modifiche, soprattutto nel Settecento. Uno dei più interessanti esempi di dimora privata del Cinquecento, noto soprattutto agli specialisti per gli affreschi di Romanino e Lattanzio Gambara.

Qui troviamo esposte le opere di Laura Renna.

Laura, nasce a San Pietro in Vernotico (Brindisi) nel 1971. Vive e lavora a Modena.

Nel 2016 è stata selezionata per il III Premio Henraux e nel 2015 per il IV Premio Francesco Fabbri. Nel 2008 ha vinto il premio “Fondazione Arnaldo Pomodoro”. Parecchie le personali in Italia e all’estero.

Nel 2013, accanto ad alcuni artisti e alla curatrice Ilaria Bignotti, fonda il movimento artistico e culturale “Resilienza italiana”, promuovendo il dibattito internazionale sulla cultura tra artisti contemporanei ed emergenti. Le sue opere sono avvolgenti ed eteree grazie ai materiali utilizzati: dalla lana alla paglietta, dal legno alle lastre di rame, dal ferro cesellato all’uso creativo della fotografia.

“Ovale” un tappeto in lana di materasso, dal raffinato lavoro manuale tipico dell’uncinetto, che porta con sé una storia italiana tutta speciale di cadute e rinascite. Era infatti esposto nella Rocca Estense di San Felice sul Panaro, fra il modenese e il reggiano, durante il terremoto del 2012, rimanendo sepolto per molto tempo. Rinato in questa mostra, porta con sé un duplice importante significato.

Le foglie di “Grove” scultura ambientalista ispirata all’omonimo boschetto, “Phantasmatta” dove simulacri immaginifici si rivelano attraverso ritratti e paesaggi sovrapposti con tecniche miste e seducenti. “Orlo”, “Helycrisium”, “A memoria d’uomo”, tutte opere di particolare ricerca che catturano lo sguardo.

Proseguiamo in Crociera di San Luca, in Via Moretto, 61/D, l’ospedale di San Luca del ‘500 detto anche ospedale grande, è stato il più antico ospedale della città di Brescia, in funzione fino al 1847.

La forma a “Crociera” risale però al 1704 quando ad Ovest venne aggiunta la lunga sala dell’infermeria.

Trasferito l’ospedale, la Crociera di San Luca vide il susseguirsi di diverse destinazioni d’uso, fino a diventare dal 1914 al 1937 il Cinema Crociera e la palestra della storica “Forza e Costanza”.

I soffitti altissimi e il grande spazio disponibile per l’esposizione ospitano il sogno di Gabriele Picco, artista bresciano che finalmente riesce a mettere in opera un disegno realizzato vent’anni fa per la sua prima personale.

Nato a Brescia nel 1974, laureato in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, artista visivo e scrittore. Ha vinto il Premio New York con il Ministero degli affari esteri, il Premio Michetti 2000, il Premio Alinovi per la confluenza delle arti ed è stato selezionato per l’ISCP program di New York. Ha partecipato alla Biennale di Tirana, di Praga e Shanghai. Nel 2005 ha realizzato una scultura permanente commissionata dalla Regione Sicilia nel parco delle Madonie.

Nel 2010 una sua opera è stata acquistata dalla Collezione Montblanc e diciassette suoi disegni sono entrati a far parte della collezione del MoMa di New York. Ha pubblicato due romanzi: Aureole in cerca di santi, edito da Ponte alle Grazie e Cosa ti cade dagli occhi, per Mondadori. “Dovrei smetterla di origliare le falene” scrive Gabriele presentando la sua mostra, e mi ritorna in mente una canzone di Branduardi che canta poeticamente la breve vita delle falene attorno alla luce. La voce delle falene di notte che non è suono di morte, ma di vita perché vita e morte si intrecciano e sono la dimostrazione del nostro eterno bisogno di credere ai sogni alimentando, in arte, la capacità di emozionarsi.

Ebbene, qui ci si emoziona davvero! Partendo da “Frank il fachiro” un gigante di dodici metri adagiato su cinquantasettemila coni per gelato capovolti. Ti senti piccolo davanti al grande fachiro che sembra di pietra, ma è di polistirolo, nella sua particolare nudità, dove si intravede nella descrizione scultorea della natura un richiamo al famoso dito, di un altro scultore. Una piccola poesia, come la descrive l’artista, perché i coni gelato e la statua non incutono timore, ma invitano ai ricordi dell’infanzia, alla gioia, alla spensieratezza, alla malinconia lieve del tempo passato che portiamo nel cuore. “Monumento al cavallo triste”, statua equestre in bronzo, che piange da un solo occhio, vere lacrime, con la stessa spontaneità di un bambino. A fine mostra, sarà un dono alla città. “Il Buddha aiutato” dai psicofarmaci di cui è trafitto, un invito a molte variegate interpretazioni. “Cristo che guarda le libellule”, un nudo e spartano crocifisso ligneo, dove su un braccio appare una piccola statuina raffigurante Gesù e sull’altro una tazza da the, ispirazione avuta da Gabriele Picco sdraiato, osservando le libellule, in un parco di Tokyo. E poi tre grandi disegni a carboncino, quasi caricature, e un crocifisso dal sapore svizzero, dove il Cristo è inchiodato su di una croce di vero Emmenthal.

In Piazzetta S. Alessandro troviamo Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, attualmente sede del MoCa. Il Palazzo del XVI secolo fu edificato per volere della famiglia Martinengo-Colleoni di Malpaga, importante famiglia bergamasca trasferitasi a Brescia. Nel Settecento la famiglia, su progetto di Alfonso Torregiani, fece restaurare la sua dimora storica, facendone uno dei più imponenti palazzi barocchi della città. L’edificio fu poi dei Baebler e infine del Comune, che lo destinò a sede del Tribunale di Brescia fino al 2009.

Nelle sue sale troviamo le opere di Ruben Pang, artista e musicista cinese, figlio di uno sciamano, che ci seduce con un trittico dal sapore astrale.

Nato nel 1990 a Singapore si è laureato nel 2010 all’Accademia di Belle Arti di Lasalle College of the Arts. Ha ricevuto il premio Georgette Chen Arts Scholarship, il Winston Oh Travelogue Award e ha meritato un posto come finalista per il Premio Sovereign Asian Art nel 2010 e nel 2011.

Il Museo d’Arte di Singapore (SAM) ha esposto le sue opere in occasione della mostra “The Singapore Show: future Proof”, occasione in cui è stato indicato come uno dei massimi artisti emergenti nella scena d’arte contemporanea di Singapore. Anticlassico, un’artista che fa cadere le barriere imposte dai canoni artistici convenzionali, dipingendo attraverso una struttura compositiva a vortice e con strati di pittura alchidica su alluminio.

Si ispira all’opera di Peter Paul Rubens ne “La caduta dei dannati”, ritraendo sentimenti autentici commisti di spontaneità, imprevisto, conflitto. La debolezza al fianco della certezza, Pang dipinge sé stesso, la sua vita, i sentimenti, le paure, le fobie, senza nessun tabù, con estrema generosa sincerità. Usa le mani e il corpo per stendere la pittura sulle sottili lastre di alluminio. Questa tecnica consente di esaltare il colore, vero regista dell’effetto finale. Le tre opere si pongono, emozionando, l’obiettivo di poter dare risposte alle paure insite nell’uomo attraverso la relazione e la connessione col mondo.

Infine C.AR.M.E. – Centro Arti Multimediali e Etnosociali., all’interno del Carmine, nella Sala dei Santi Filippo e Giacomo, dove si dipana un’ampia sala espositiva.

Nel 2017, la exchiesa è stata dotata di una pavimentazione lignea realizzata dall’Arch.Gabriele Falconi con materiali di recupero: un contrasto tra antico e contemporaneo che contribuisce a rendere lo spazio una Kunsthalle di memorie incrociate, adatto a manifestazioni di arti visive e performative, talk e progetti collaterali, meeting e eventi di varia natura. Qui espongono José Antonio Olarte da Logroño, che indaga la persistenza della scultura con composizioni plastiche di materica intensità, Karwath e Todisko da Darmstadt, nell’ambito dell’installazione multimediale, associando a complessi progetti ambientali l’uso del suono e del video.

Anna Madia da Troyes, in direzione pittorica, indagando la mappa del volto umano quale specchio dell’animo e della spiritualità.

LA SCHEDA

Meccaniche della Meraviglia 12 In the City

dal 24 Febbraio al 25 Marzo 2018 ingresso libero

da mercoledì a domenica dalle 11 alle 17

Crociera di San Luca.
Gabriele Picco

Palazzo Averoldi
Laura Renna

Palazzo Martinengo Colleoni Mo.Ca
Ruben Pang, mostra in collaborazione con la Galleria Primae Noctis di Lugano)

dal 2 al 25 Marzo 2018

C.AR.M.E. – Chiesa Santi Filippo e Giacomo. Il Centro Arti Multiculturali Etnosociali in collaborazione con le città gemellate con Brescia presenta Gemina. Arte contemporanea da Darmstadt, Logroño, Troyes.

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