Caro Bragaglio, ecco perché ti sbagli

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Francesca Parmigiani
Francesca Parmigiani

di – Per prima cosa ringrazio Claudio Bragaglio per aver dedicato tempo al commento della mia scelta di non ricandidarmi alle prossime elezioni amministrative; cosa che – come ho già avuto modo di spiegare – non coincide con un addio o con una rinuncia all’impegno civile e politico.

Rilevo – peraltro – che, pur essendovi tra le stesse file del PD (il suo partito) consigliere, anche giovani, le quali hanno compiuto la mia stessa scelta, queste ultime non sono risultate destinatarie di analoghi scritti, velati di paternalismo e di una punta di inconsapevole maschilismo (come la preferenza per i nomi – Francesca e Miriam – utilizzati per identificare la sottoscritta e l’on. Cominelli, lascia trasparire).

Voglio in ogni caso interpretare questo “privilegio” come un’attestazione di stima e di apprezzamento da parte di Bragaglio nei miei confronti, quasi a dire che certe assenze in Consiglio comunale si faranno sentire più di altre.

Al netto di ciò, tuttavia, la lettura di Bragaglio risulta errata sin dalle premesse, così come fa un po’ sorridere il suo tentativo malcelato e un po’ “furbetto” di far traghettare questo o quel pacchetto di voti da una candidatura a un’altra.

Vi sono, infatti, assai pochi parallelismi tra le (brevi) storie politiche mia e di Cominelli, alla quale ho io stessa – pubblicamente e non da oggi – riconosciuto, al di là delle evidenti divergenze, impegno e passione.

Basti pensare alla circostanza – di non poco conto, se letta alla luce delle ragioni più profonde che motivano il mio impegno – che, in occasione della campagna referendaria del 2016 ci siamo trovate su fronti diametralmente opposti: Cominelli a difendere strenuamente la renzianissima riforma che avrebbe sacrificato sull’altare della governabilità (rectius del potere) la Carta costituzionale; io a ricordare sommessamente i principi fondanti della più nobile eredità della Resistenza, aggrediti dalla maggioranza politica di turno.

L’ingenuo errore compiuto da Bragaglio consiste nell’illusione che essere giovani e donne ci renda sostanzialmente intercambiabili, dimenticando che tra il PD e la sinistra (quella di cui personalmente avverto il bisogno e che al momento non trovo nel panorama politico anche locale) oggi esiste una distanza siderale. Non solo nei contenuti e nei valori, ma – non di meno – nel metodo.

E proprio a questo mi riferivo nel denunciare la mortificazione del luogo della rappresentanza locale, il Consiglio comunale, nel quale più di una volta mi sono trovata a dover votare provvedimenti già preconfezionati – senza condivisione alcuna, neppure nella stessa maggioranza – in un clima di palese fastidio per ogni forma di pensiero divergente; disagio che indubbiamente avrà avvertito anche l’on. Cominelli in un Parlamento sempre più ridotto a luogo di ratifica di decisioni prese altrove.

Ragioni professionali hanno pesato sulla mia scelta: difficile – per chi vive con passione, dedizione e rigore l’impegno politico – riuscire a conciliarlo con un’attività lavorativa impegnativa e assorbente, in anni-chiave per la crescita professionale di una giovane donna. Perché è quasi scontato ricordare che nemmeno in questo siamo tutti uguali. Certo – mi rendo conto – si tratta di ragioni che solo chi non vive di sola politica e continua a credere che il lavoro sia ciò che garantisce (oltre a un reddito) anche autonomia e libertà di pensiero, può comprendere. Non chiedo siano motivazioni condivise, ma rispettate; al pari di quelle di chi – come l’on. Cominelli – ha deciso di ricandidarsi e ora deve magari fare i conti con le critiche di quanti stigmatizzano la scelta di aver accettato – dopo esclusioni a più alti livelli – una candidatura purchessia.

Quanto ha pesato sulla mia decisione – si chiede poi Bragaglio – la mia mancata elezione alla Camera dei deputati? La delusione personale, che – credo del tutto comprensibilmente – vi è stata, non mi ha influenzata in modo significativo. Sapevo sarebbe stato arduo farcela alle politiche, complici una legge elettorale senza preferenze, un progetto politico appena nato e la scarsa credibilità di alcuni candidati a rappresentarlo. L’esperienza dei 5 anni da consigliere, invece, ha in parte influito: non è sempre facile procedere da soli, volendo farlo in modo il più possibile coerente al mandato ricevuto. E forse, in quell’arco di tempo, qualche voce esterna in più a rinforzo di posizioni assunte in aula sarebbe stata utile; mi sia consentito dirlo anche a Bragaglio, prima di rassicurarlo, come ho già fatto con quanti mi hanno manifestato in questi giorni il proprio affetto e la propria stima. Mentre “la sinistra che già c’è” continua il proprio cammino – un po’ solitario, purtroppo, come i risultati elettorali dello scorso 4 marzo ci hanno dimostrato – non mi ritirerò a vita privata. Proseguirò nel mio impegno nella società civile, nelle associazioni – a partire dall’ – per provare a ricostruire e a invertire la rotta.

E, perchè no – essendo giovane mi sia concesso pensare in grande – per contribuire a dare corpo e forza a una sinistra che ancora non c’è e di cui anche la nostra città ha tremendamente bisogno.

Francesca Parmigiani

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  1. Condivisibili ed apezzabili molte riflessioni della Parmigiani, in particolare sull’umiliante ruolo di semplici “schiacciapulsanti” dei consiglieri comunali. Nel suo breve transito nelle Istituzioni, forse le riesce difficile capire che i pollitici di lungo corso hanno sempre avuto in tasca un bilancino da farmacista sul quale ogni giorno pesano vantaggi e svantaggi non solo dell’agire politico in linea con obiettivi o direttive conciodate, ma pure vantaggi e svantaggi dell’agire in funzione degli equlibri di potere e pure delle convenienza personali, spesso entrambi assai ben celati o meno visibili. Comunque sia, non demorda, Parmigiani, guardi al futuro e ricordi che anche l’attuale defunta sinistra può rinascere dalle ceneri.

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