Soldi finiti in parrocchia, il prete licenzia il sacrestano

Il 52enne è stato lasciato a casa perché la parrocchia non aveva più i soldi per pagarlo: a svolgere le sue mansioni sono ora alcuni volontari

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Sacerdote
Sacerdote

Non c’è pace per la vicina diocesi cremonese, che nelle ultime settimane è finita diverse volte nelle cronache nazionali per episodi quanto meno curiosi. A far discutere, qualche giorno fa, era stato soprattutto il caso del sacerdote di origine africana finito alle mani con l’ex marito di una sua parrocchiana, con cui il prete aveva una relazione. In quel caso, per sedare la lite, erano arrivati addirittura i carabinieri e, in seguito all’episodio, pare che il sacerdote sia stato trasferito nel suo continente d’origine.

Stavolta la vicenda è molto meno pruriginosa, ma comunque curiosa. La parrocchia di Casal Buttano, infatti – secondo quanto riportato da Cremona news e da altre fonti – ha licenziato lo storico sagrestano per ragioni economiche. Nessun dissapore o problema di altra naturaa. Il sagrestano 52enne, infatti, sarebbe stato lasciato a casa – senza alternative – semplicemente perché la parrocchia non poteva più pagare il suo stipendio e ha deciso di affidare le sue mansioni a un gruppo di volontari. Insomma: tutta colpa della crisi.

 

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2 Commenti

  1. Che novità! È successo anche a Mompiano, nonostante non ce ne fosse la necessità. Loro, clero secolare, chiacchierano a vanvera e si riempiono di bocca di buoni propositi mentre non badano a niente e a nessuno e quando si tratta di rinunciare a qualcosa, lo fanno fare agli altri, proprio come faceva l’aristocrazia. Diffidate e state lontani da quel mondo di venditori di fumo che credono di rappresentare l’al di là e invece portano avanti sempre e solo i loro interessi più squallidi….

  2. Non, naturalmente, soldi finiti, io prete, pur di non buttare su una strada una persona non più giovanissima, rinuncio al mio stipendio, ai miei agi, alle mie comodità e non lo licenzio, come la millenaria tradizione cristiana chiede e come chiedete voi che facciano gli altri. No. Le mie cose non si toccano. Gli altri si arrangiano.

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