Manuela Bailo, perché tutti ora devono chiedere scusa a Matteo Sandri

Le vittime dell'omicidio della 35enne di Nave sono troppe, a partire dall'ex convivente: da troppi bollato sui social come il colpevole perfetto

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Manuela Bailo con l'ex convivente Matteo Sandri, foto da Facebook
Manuela Bailo con l'ex convivente Matteo Sandri, foto da Facebook

di Le vittime dell’ di – la 35enne di Nave uccisa da un collega di lavoro lo scorso 28 luglio e sepolta nel terreno di una cascina in provincia di Cremona – sono tante. Troppe. E vale la pena di ricordarle tutte. Anche perché il colpevole di questa tragedia multipla, di questa “strage”, non è soltanto l’ex collega e amante Fabrizio Pasini di Ospitaletto.

Lui è “il colpevole”, ha confessato: la Giustizia definirà la pena che dovrà scontare. E la prima vittima di questa tristissima storia è ovviamente lei, Manuela, che chi scrive aveva avuto modo di incrociare in più di una occasione – sempre con lo sguardo sempre timido e assente – mentre andava in ufficio, che affianca la sede di BsNews.it, in .

Manuela è stata travolta dalla brutalità di un uomo che probabilmente amava (o aveva amato) senza avere alcuna colpa, anche se sui social ancora si rincorrono commenti di chi – senza vergogna – afferma che “in fondo se l’è cercata”, visto che aveva una relazione con un uomo sposato. Idiozie. Perché Manuela – va detto a chiare lettere – di questa vicenda è soltanto la vittima. L’ennesima vittima di una violenza (in triste prevalenza maschile, ma sempre personale: va ricordato a tutti) che ancora oggi colpisce troppe donne.

Manuela Bailo, però, non è l’unica vittima di quanto accaduto. Ci sono innanzitutto i suoi familiari, a partire dalla madre e la sorella, che nelle settimane della scomparsa non hanno mancato di far sentire la propria voce in maniera sempre dignitosa e rispettosa del lavoro degli investigatori e di tutte le persone coinvolte. Ora la piangono per sempre e a loro vanno le più sentite condoglianze, per quel poco che possono servire.

Poi c’è la famiglia dell’assassino, la moglie tradita e i figli, che da domani dovranno provare a ricostruirsi una nuova vita e che – salvo emergano elementi diversi dalle indagini – al momento non risultano avere colpe per la follia di un uomo che anche loro amavano.

Ma nell’omicidio di Mauela Bailo c’è anche un’altra vittima. Che in pochi stanno ricordando. Si tratta del convivente della 35enne, . Fin dalle prime battute, Matteo ha collaborato alle ricerche, ha condiviso gli appelli sui social per trovarla, ha fornito tutte le informazioni di cui disponeva agli investigatori e ha visto la sua sfera privata – l’amore finito con Manuela e la convivenza – sbattuta sui giornali e sul web. Ma, per quanto possa essere impietosa la cronaca, per una volta i giornali non sono colpevoli. Mai nessuno ha scritto di un suo coinvolgimento nella sparizione, anche se alcuni – soprattutto in tv – hanno giocato troppo col filo del sospetto.

La sentenza, purtroppo, è arrivata comunque dai social: mezzi di comunicazione indispensabili, ma anche terreno fertile per i più feroci e stupidi pensieri in libertà di chi – senza titoli – vuole ergere le proprie flatulenze a discorsi fatti al popolo della rete per godere dei propri cinque secondi di “notorietà”. In troppi, su Facebook, hanno scritto che Matteo Sandri era “certamente” il colpevole di quella che allora, oltretutto, era soltanto una scomparsa. In troppi, con stupidità e arroganza, hanno tradotto un loro sospetto – basato su informazioni precarie o addirittura assenti – in una condanna pubblica, mettendo il marchio dell’infamia addosso a chi ha perso la ex compagna di una vita e dimenticando che i social non sono zona franca: diffamare una persona è reato.

Per fortuna è arrivata la giustizia e il colpevole ha confessato, togliendo di dosso a Matteo Sandri il bollino del “mostro perfetto”. Ma nessuno dei “giudici” di Facebook, oggi, gli ha chiesto scusa per essersi sbagliato. Per questo Matteo Sandri merita le scuse di tutti. Di chi sui social ha scritto cose false su di lui (che eventualmente ne risponderà nelle sedi opportune) e di chi le ha lette senza esprimersi. Perché il silenzio, a volte, è una condanna ancora più dura delle parole.

 

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  1. […] Gli investigatori acquisiscono i tabulati telefonici di Manuela e delle persone a lei vicine. Le indagini sono a un punto di svolta: probabilmente in quel momento Fabrizio Pasini è già il sospettato numero uno, ma tutto viene tenuto segreto dalle forze dell’ordine. L’ex Matteo Sandri, a questo punto, è già completamente fuori dall’attenzione degli investigatori. […]

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