Pd: il congresso provinciale si avvicina senza accordi, ma l’unità non è esclusa

Numerosi i nomi che circolano, ma in pochi sono pronti a sgomitare per ottenere un incarico particolarmente delicato come quello del segretario provinciale

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(a.t.) Si avvicina a grandi passi la data fissata dal per il cosiddetto election day democratico, l’appuntamento – fissato per il 18 novembre – in cui i militanti del partito saranno chiamati ad eleggere segretari e direttivi locali, ma anche i delegati nelle successive assemblee provinciale e regionale e – salvo grandi divisioni – il successore di alla guida della federazione bresciana.

Il segretario uscente (di cui Gian Antonio Girelli aveva invocato le dimissioni a marzo), come noto, non si ripresenterà. Ma per la successione tutti paiono ancora in attesa delle mosse degli avversari.

Uno dei papabili, secondo i rumors, è quello del segretario cittadino – e delboniano di ferro – , che secondo alcuni potrebbe essere uno dei nomi con maggiore consenso. Ma l’interessato – il cui profilo, oggi, non è comunque gradito a parte degli ex democristiani – non ha ancora sciolto le riserve: mai ha escluso la propria candidatura e mai l’ha esplicitata. Allo stesso modo, ormai da settimane, circolano – tra stampa e corridoio – diversi nomi dell’area girelliana come possibili candidati: il sindaco di Villanuova e . Anche in questo caso, però, mancano conferme ufficiali e non è chiaro quanto il dissenso manifestato negli scorsi mesi si vorrà tradurre nella volontà di cercare la conta. Così come non è nota la posizione dei renziani che fanno capo ad , che sembrano puntare sul sindaco di Padenghe , ma che molto probabilmente discuteranno con De Martin e i delboniani prima di definire una linea.

Ad oggi, dunque, non è possibile escludere l’ipotesi dello scontro tra diversi candidati (che nel caso nessuno superasse il 50 per cento dei consensi potrebbe portare a un accordo tra correnti nella successiva assemblea). Ma i ben informati danno per più probabile l’ipotesi del congresso unitario. In questo caso potrebbe spuntarla un “renziano”, con gli altri aggregati, un giovane di area girelliana oppure una figura che metta d’accordo tutti per evitare frizioni. Non è impossibile che torni in auge qualcuno dei nomi circolati già per la provincia, quando – prima di puntare sul sindaco di Manerbio Samuele Alghisi – si era discusso anche dei primi cittadini di Ospitaletto (Giovanbattista Sarnico) e di Palazzolo (Gabriele Zanni). Ma forse in questo caso bisognerebbe guardare ancora oltre.

A supportare l’ipotesi del congresso unitario c’è poi il clima generale. Sul prossimo leader bresciano, come regionale e nazionale, potrebbero “piovere pietre”. In pochi, dunque, sono pronti a sgomitare per ottenere l’incarico ed è facile immaginare che in assenza di un consenso ampio più d’uno farà un passo indietro.

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    • Sono ben altri i problemi da risolvere: la media di tutti i sondaggi nazionali al 6 ottobre danno il PD al 16,4% e l’intera coalizione (si fa per dire) di centrosinistra al 19,2%. Nel frattempo la Lega veleggia al 31,8% e il Movimento 5 Stelle al 29,8%. Brescia, si sa, è una roccaforte piddina, ma per quanto si sia parlato di “modello da esportare” non succede nulla che indirizzi i vertici nazionali del PD su una strada diversa da quella che ha portato alle catastrofi degli ultimi anni. E intanto si avvicina la tornata per l’elezione del Parlamento Europeo…

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