Una nuova politica agricola con al centro l’impresa | di Giovanni Garbelli

Discorso integrale del presidente Giovanni Garbelli alll'assemblea di Confagricoltura, che si è tenuta sabato mattina a Rezzato

0
Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia - foto da ufficio stampa
Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia - foto da ufficio stampa

di * – Care colleghe, colleghi, autorità civili e religiose, presidente Giansanti, signore e signori, graditi ospiti, benvenuti all’assemblea annuale di Brescia.

È la prima assemblea generale annuale della mia presidenza. Un ruolo che vivo con orgoglio, passione, determinazione e senso di responsabilità: la responsabilità di proseguire una storia che dura da oltre cento anni.

Permettetemi quindi di iniziare questa assemblea ringraziando quanti mi hanno preceduto in questo compito – in particolare il presidente onorario Francesco Martinoni -, indicandomi la rotta  attraverso un lavoro assiduo e rigoroso.

Grazie Francesco! Grazie a tutti per la fiducia che mi avete dimostrato sin dall’inizio!

Insieme alla Giunta ci siamo messi subito al lavoro perché gli obiettivi che ci siamo dati –  come facciamo noi bresciani – sono molto ambiziosi e perché abbiamo forti aspettative, pur in questa fase incerta per il futuro dell’ europea e nazionale.

Non ci interessa sprecare tempo ed energie, non restiamo in attesa degli eventi, guardando chi fa la prima mossa. Nel solco della migliore tradizione imprenditoriale bresciana, noi vogliamo essere gli “inventori” del nostro futuro, i protagonisti della crescita, il motore dello sviluppo.

***

IMPRESA AL CENTRO

Come da lunga tradizione – il primo volume della nostra pubblicazione “Conoscere l’agricoltura” è infatti del 1972 – abbiamo raccolto i dati e i commenti dei protagonisti della scorsa annata agraria. Un’analisi che ci permette di cogliere i punti di forza e le criticità da superare.  Brescia ha indiscutibilmente un settore agricolo e agroindustriale da primato. La sola Produzione Lorda Vendibile supera infatti 1,5 miliardi di euro, con la zootecnia che vale oltre il 65% del valore della produzione. Cifre cui ovviamente va aggiunto il valore della trasformazione e tutto l’indotto. Nel 2018 abbiamo registrato un segno più, con un incremento della PLV dell’1,35%. Ma se andiamo a leggere i dati nel dettaglio e per comparto, insieme a qualche luce, appaiono ombre che ci richiamano all’esigenza di iniziative concrete per risolvere evidenti criticità.

In questo contesto, diviene fondamentale riportare l’impresa al centro del dibattito, in particolare della nuova programmazione della Politica agricola comune, di cui oggi discuteremo ampiamente con i numerosi ospiti presenti che ringrazio per la partecipazione alla nostra assemblea.

Noi crediamo nell’impresa come vero e autentico propulsore della crescita e dello sviluppo economico, volano di occupazione, benessere e innovazione.

E la storia delle nostre aziende lo dimostra: penso alle nostre intuizioni fortemente innovative, come aver scommesso sulle  agro energie, all’”invenzione” degli agriturismi, alle battaglie che abbiamo condotto per la ricerca e la scienza in agricoltura.

Mettere al centro l’impresa significa liberarla dai vincoli che la tengono costretta, che le impediscono di crescere, significa metterla nelle condizioni di competere con le aziende degli altri Paesi, attraverso una politica di sviluppo che scommetta sul futuro della nostra agricoltura.

Ogni giorno, attraverso il nostro lavoro, noi mettiamo le imprese al centro. Alle istituzioni e alle forze politiche spetta ora di avere uguale attenzione alle ragioni dell’economia reale, andando oltre gli slogan verso provvedimenti concreti.

Abbiamo davanti uno scenario macroeconomico preoccupante e gravido di incertezze. Molti analisti vedono l’avvicinarsi di una nuova fase recessiva, evocando lo spettro di una nuova stagione di crisi con le relative conseguenze.  Già i dati sulla crescita del nostro Paese ci vedono all’ultimo posto in Europa.

Serve dunque un deciso cambio di passo nell’azione politica, capace di creare le condizioni per evitare un altro periodo di difficoltà.

Caro presidente Giansanti, come tu hai sottolineato nell’ultima assemblea nazionale di Confagricoltura, dobbiamo tornare a crescere: quindi riprendiamo a investire e ad avere la capacità di guardare oltre il presente. E allora riportare l’impresa al centro vuol dire avere una visione ambiziosa della nostra agricoltura. Pur consapevoli della straordinaria vocazione agroalimentare del nostro paese, non possiamo infatti pensare che l’Italia diventi esclusivamente un trasformatore di prodotti agricoli provenienti dall’estero: siamo orgogliosi della qualità delle nostre produzioni agricole, che vanno difese proprio a partire da equilibrati rapporti di filiera.

***

INNOVAZIONE, RICERCA, INFRASTRUTTURE

Se  vogliamo guardare al futuro serve prima di tutto tornare a dare fiato alla ricerca e all’innovazione scientifica. Rispetto al passato, stiamo registrando alcune ben auguranti aperture a partire proprio dal mais. Dal Tavolo tecnico, da noi fortemente voluto e costituito dal ministero delle Politiche agricole, per arrivare al Piano di rilancio di questa coltura fondamentale, arrivano infatti segnali incoraggianti sul potenziamento della ricerca applicata in campo genetico e sulle potenzialità della cosiddetta New Breeding Technology. Il mais è infatti indispensabile per la nostra zootecnia e, ancor più, per il sistema produttivo delle Dop cui va assicurato un approvvigionamento nazionale di qualità.

Il tema dell’innovazione e della ricerca è strettamente connesso a quello delle infrastrutture. Un capitolo che vede il nostro Paese in grave ritardo, a partire dagli investimenti che sono la metà di quelli di Francia e Germania. Per infrastrutture non intendiamo solo strade, ferrovie e aeroporti, ma anche quelle digitali. Le autostrade dei dati sono importanti al pari di quelle per i trasporti e saranno sempre più strategiche per il futuro.

Quante opportunità potremo cogliere dall’utilizzo dei dati produttivi e di mercato? Quanto potremo investire nelle nuove frontiere dell’organizzazione produttiva, a partire dalla blockchain? Io credo molto, ma come possiamo approcciarci a queste sfide considerando che in tante nostre aziende e in larga parte della nostra provincia non abbiamo ancora a disposizione le nuove reti e il segnale della banda larga?

Ci chiedono di aumentare il processo di digitalizzazione delle nostre imprese? Bene, siamo pronti a questa sfida. Ma per fare le fatture elettroniche, per gestire i registri di allevamento, le ricette veterinarie e tutte le comunicazioni alla pubblica amministrazione servono investimenti nelle reti e nelle tecnologie informatiche.  Non possiamo ancora una volta farci carico dei ritardi e delle inefficienze altrui, a partire da quelle del sistema pubblico!

I vincoli per le nostre imprese sono anche questi. La tecnologia e l’informatica possono certo semplificare gli adempimenti burocratici. Purtroppo sin qui non è stato così. Una burocrazia ingessata cui si accompagna un sistema di controlli con fini unicamente repressivi è davvero un elemento di fortissima criticità nel nostro settore.

Pensate: nel settore agrituristico sono ben quindici gli enti controllori che tutti i giorni possono entrare in azienda! Possiamo invece pensare a un rapporto più costruttivo tra impresa e organismi di controllo? Noi pensiamo di sì. Cresciamo insieme, se  c’è necessità correggiamo quello che resta da correggere, ma basta con le inutili vessazioni!

***

INTERNAZIONALIZZAZIONE E FILIERE

Per il settore agroalimentare bresciano, basato su importanti produzioni Dop, l’export è un elemento centrale di successo in costante crescita. All’orizzonte appare tuttavia uno scenario di mercato poco favorevole agli scambi commerciali internazionali, tra inasprimento dei dazi, ritorno al protezionismo, accordi di libero scambio non ancora ratificati e la sempre più confusa vicenda della Brexit.

Sul tema dei rapporti commerciali siamo tra quelli che si auspicano che torni il dialogo multilaterale basato su un’Organizzazione mondiale del commercio. Tuttavia è oggi difficile pensare che a breve questa volontà si realizzi. Occorre dunque rafforzare, laddove possibile, gli accordi bilaterali. Anche per questo motivo sosteniamo gli accordi con il Canada (Ceta) e con il Giappone (Jefta). Sono occasioni – come hanno dimostrano i dati del Canada – di crescita per il nostro export agroalimentare. Certo, non vedono riconosciuto tout court il concetto europeo di protezione delle denominazioni di origine, ma gli elenchi dei marchi protetti, di fatto, vedono presenti tutte le nostre produzioni principali. L’esperienza degli accordi bilaterali è dunque perfettibile, ma al momento non ci sono alternative percorribili.

Per raggiungere i nuovi mercati – pensiamo solo alle potenzialità dell’Est Asiatico – il nostro settore deve trovare nuovi modelli di relazioni interprofessionali e una più radicata propensione all’aggregazione di prodotto. Siamo convinti  che sia giunto il tempo di più moderne filiere produttive, superando le conflittualità sterili tra gli operatori. Serve dunque lavorare a progetti comuni per valorizzare la produzione agroalimentare italiana. Su questa strada, già da tempo intrapresa da Confagricoltura, serve stringere accordi con quanti nell’industria alimentare credono in questa strategia. Importanti esempi positivi li abbiamo nella nostra Provincia, a partire dalla strategia dei nostri consorzi di tutela del vino che hanno messo in campo avanzate strategie di marketing. In Franciacorta hanno anche saputo cogliere bene le opportunità commerciali legate alla certificazione biologica. Non ultimo, voglio ricordare il nostro impegno nella costituzione della Organizzazione interprofessionale Carni bovine che ha proprio l’obiettivo di rilanciare il settore in un’ottica di filiera.

Senza una visione che abbracci tutte le fasi produttive, tutta l’enfasi posta in questi anni sul tema dell’etichettatura servirebbe a ben poco. Al di là degli approcci demagogici e strumentali, per un vero made in Italy servono imprese e filiere competitive rispetto alla concorrenza estera. Pensare solo ed esclusivamente al mercato interno, magari basato sull’enfatizzazione del kilometro zero, sarebbe davvero miope e ci precluderebbe il futuro.

***

UNA NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNE CON AL CENTRO L’IMPRESA

Parlando di futuro, veniamo al tema centrale della nostra assemblea generale: la nuova Politica agricola comune, la Pac post 2020  cui le istituzioni dell’Unione Europea stanno lavorando.

Voglio dirlo chiaramente: noi crediamo nell’Europa che ha garantito questi sessanta anni di pace e di progresso.

Mancano due anni alla fine dell’attuale programmazione 2014-2020 della Politica agricola comune, ma – secondo l’opinione ormai largamente diffusa – una serie di fattori politico istituzionali costringeranno, così come avvenuto nel 2014, a un periodo transitorio.

Sul percorso verso la Pac post  2000 hanno pesato sin da subito alcuni elementi chiave che ricordo brevemente.  Il bilancio pluriennale dell’Unione europea è infatti ancora in discussione e, come deciso martedì scorso, il Parlamento europeo oggi in carica non voterà sulle proposte in discussione.

Mi rivolgo a voi cari parlamentari europei che avete così cortesemente accettato l’invito a discutere della Pac qui alla nostra assemblea. Il Parlamento eletto a maggio e la nuova Commissione e Parlamento europei potranno rilanciare il confronto sulla base di nuove proposte, come chiede la stragrande maggioranza delle organizzazioni agricole e cooperative italiane. Sappiate però che le incertezze sui tempi di approvazione costituiscono un ulteriore elemento di criticità per le imprese agricole nella loro programmazione del prossimo futuro.

Non stiamo parlando di assistenzialismo, credetemi. Gli strumenti della Politica agricola comune hanno sin qui consentito all’agricoltura europea di vincere le sfide che ci siamo posti: l’approvvigionamento alimentare che ha segnato la fase del dopoguerra, sino alle attuali priorità in termini di salubrità, di mantenimento dei territori rurali, di sostenibilità insomma. Come in tutti i Paesi di economia avanzata e in quelli emergenti, l’intervento pubblico europeo in agricoltura deve tener conto di  questi obiettivi.

Insieme al Parlamento europeo diciamo quindi con forza “no” all’ipotesi di una riduzione delle risorse finanziarie complessive per la Pac.

Vogliamo una Pac con al centro le nostre imprese! Quindi “no” a ulteriori tagli ai titoli! “Sì” invece  al riconoscimento del lavoro, dei capitali impiegati e specificità territoriali e produttive come quelle della nostra provincia.

Serve inoltre rafforzare il quadro di regole e di interventi per i mercati che consentano di recuperare quote di valore aggiunto oggi ad appannaggio di altri soggetti della filiera e della distribuzione. Un positivo passo avanti in questo senso è venuto dalla recente approvazione delle misure europee contro le pratiche commerciali sleali. Ma questo non basta se non affiancato da meccanismi e strumenti di regolamentazione del mercato. Il tempo delle quote produttive è definitivamente tramontato. Le positive esperienze di interventi sul mercato gestiti dalle organizzazioni dei produttori o dai consorzi dei prodotti a denominazione si sono invece rivelate una possibile soluzione.

Parlando di latte  – che resta il perno della nostra agricoltura bresciana – possiamo infatti guardare all’esperienza positiva del Piano produttivo del Grana Padano, che ha visto tra l’altro Confagricoltura Brescia al fianco del presidente Baldrighi per respingere attacchi pretestuosi. E’ bene dunque che tra gli emendamenti in discussione al Parlamento europeo abbia trovato ampio spazio la questione delle regole di mercato, insieme alla richiesta di più incisive misure per affrontare le crisi. Non può più infatti accadere che interventi su eventi eccezionali, come quello dell’influenza aviaria che tanto ha colpito la nostra Provincia, arrivino con anni di ritardo.

Mi ricollego a quanto appena detto per affermare che la tutela del reddito non può ormai prescindere alla gestione del rischio.

Anche su questo tema, siamo stati lungimiranti, rendendo possibile, grazie alla passione e al lavoro di Oscar Scalmana, il Consorzio Agridifesa Italia. Un consorzio che nel campo delle assicurazioni per le imprese agricole è diventato rapidamente un vero e proprio punto di riferimento. Nonostante le grottesche vicende legate alle assicurazioni agevolate, i livelli di competitività e di efficienza di Agridifesa Italia sono stati – lo dicono i numeri delle aziende pagate e i costi di servizio – tra i migliori.

Serve quindi proseguire in questo cambio di orizzonte: l’assicurazione non è un costo in più, ma ormai è uno strumento a tutela dell’impresa dai fattori esterni, non solo meteorologici ma anche di mercato.

Sarà quindi importante proseguire verso modelli avanzati di gestione del rischio, mettendo in campo anche gli strumenti di stabilizzazione del reddito che fino ad oggi sono rimasti sulla carta, a partire dai fondi mutualistici.

Tra riduzione dei fondi e relativo rischio di nazionalizzazione degli interventi a correre i maggiori rischi c’è il secondo pilastro della Pac, ossia gli interventi per lo Sviluppo rurale. Un capitolo strategico, soprattutto per quanto riguarda il supporto agli investimenti e all’innovazione. Le ipotesi di una gestione centralizzata ci vedono molto contrari.

Serve dunque uno sforzo congiunto – caro assessore Rolfi, so che sei con noi anche in questa battaglia – perché le scelte sul Programma di sviluppo rurale restino in capo alla nostra Regione. Siamo pronti a condividere le scelte per la nuova programmazione con gli strumenti e il percorso  da Te già individuato.

***

AGRICOLTURA E SOSTENIBILITA’

Affrontando le sfide indicate dalla Politica agricola comune non si può non ragionare di sostenibilità ambientale.

Noi lo abbiamo sempre detto e oggi anche la Commissione europea lo ha riconosciuto:  il “greening” è stato un vero fallimento!

Obiettivi incerti e una visione vincolistica non hanno ottenuto i risultati attesi.  Riportiamo dunque gli interventi in un più corretto bilanciamento tra obblighi e opportunità, superando una visione ancora troppo basata sui vincoli.

Abbiamo già sopportato gli effetti negativi del “greening”, non possiamo quindi tollerare che siano riproposti interventi come quello dell’obbligo della rotazione delle colture.  Una scelta, come ben sapete, oltremodo penalizzante in un contesto di elevata specializzazione produttiva come quello della pianura padana.

I progressi tecnici e gestionali nelle produzioni vegetali e animali ci hanno fatto fare passi da gigante anche sul fronte della sostenibilità ambientale. Pregiudizi, ignoranza, limiti culturali continuano invece ad alimentare campagne di disinformazione contro l’attività agricola e di allevamento.

No, così non va. Non ci stiamo a essere additati come i distruttori del Pianeta!

Agricoltura di precisione, gestione digitalizzata degli allevamenti, tecniche di minima lavorazione, irrigazione: potrei continuare a lungo ad elencare lo straordinario impegno delle nostre imprese per coniugare la sostenibilità economica con la salvaguardia delle risorse naturali che sono il nostro primo elemento produttivo.

Crediamo nella bioeconomia e nell’economia circolare. L’impegno sulle agroenergie ci ha visto, come ben sapete, protagonisti come pionieri, sfidando anche in questo caso pregiudizi infondati e resistenze. Oggi l’attività agricola orientata alla produzione di energia è largamente riconosciuta e anche i vecchi detrattori sono saltati sul carro, scordandosi della loro passata ostilità.

Restano tuttavia da sciogliere ancora molti nodi. A partire dalla normativa e dalla ripresa di forme di sostegno efficaci chiare e affidabili. Elementi davvero indispensabili per investimenti di portata pluriennale come questi.  Prioritario oggi è definire anche un sistema di riconversione degli impianti a biogas esistenti e completare definitivamente il quadro per lo sviluppo  del biometano.

Le potenzialità derivanti dall’utilizzo dei reflui zootecnici e dagli scarti di lavorazione sono ancora molto ampie. Sul digestato diciamo quindi basta con le lungaggini! Definiamo in modo definitivo la questione!

Su tema dell’energia, a voi che qui in sala rappresentate grande parte della politica e delle istituzioni, non solo bresciane, ma regionali, nazionali ed europee chiedo: ha ancora senso investire in megacentrali a combustibile fossile, o è di nuovo tempo di pensare a una produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili? Dalla vostra risposta dipende non solo l’economia del nostro Paese, ma anche il destino delle generazioni future alle prese con i cambiamenti climatici.

Proprio sul clima, l’agricoltura, che per prima ne risente dei cambiamenti, può fare moltissimo, a partire dall’acqua. Da mille anni la nostra pianura ha trovato la sua straordinaria fertilità grazie al fitto reticolo di canali, rogge e al grande complesso delle opere di bonifica. Un patrimonio da sempre gestito dagli agricoltori. Ma oggi sull’acqua pesano altri interessi e alcune visioni distorte. Torniamo quindi a considerare il valore dell’uso plurimo dell’acqua, ragionando in termini più ampi che quelli della semplice efficienza irrigua – pensiamo solo al fenomeno della ricarica delle falde associato all’irrigazione a scorrimento -, sostenendo laddove possibile anche innovativi metodi per l’uso della risorsa idrica.

***

RAPPRESENTANZA IMPRENDITORIALE E ISTITUZIONI

Oggi sono qui con noi molti dei protagonisti della politica e delle istituzioni che ringrazio nuovamente per la partecipazione. Come abbiamo dimostrato in questi mesi, il confronto costante e l’interlocuzione costruttiva danno i loro frutti. Si coglie con grande evidenza il cambio di rotta nei rapporti tra Regione Lombardia e le rappresentanze imprenditoriali, a partire dall’assessorato all’agricoltura guidato da Fabio Rolfi con concretezza e dedizione tutta bresciana.

La capacità di ascolto e l’individuazione di soluzioni rapide hanno contraddistinto il lavoro del presidente Fontana e della sua Giunta. Lasciatemi quindi ricordare – almeno per titoli – i successi del nostro impegno sindacale, frutto di questo rinnovato rapporto:

a luglio ritornerà l’anticipazione dei premi Pac,  misura attesa che riporta la Lombardia all’avanguardia nella gestione dei fondi Ue;

in questi mesi sono state riaperte le misure del Psr di sostegno agli investimenti che consentiranno la ripresa della voglia di scommettere sulle nostre aziende;

anche l’agricoltura di montagna troverà nuova linfa nelle risorse messe a disposizione nel Psr (indennità compensativa) e nei bandi gestiti dalle Comunità montane, insieme a nuove linee per la gestione degli alpeggi pubblici;

per il settore avicolo sono in via di definizione i provvedimenti che consentiranno l’utilizzo del Fondo nazionale e per una misura regionale per interventi sulla biosicurezza.

Certo resta ancora molto da fare. Consentitemi di dire con orgoglio che Confagricoltura Brescia è stata e continuerà a essere il punto di riferimento per chi fa impresa in agricoltura. Non ci interessa  essere tutti i giorni sui quotidiani o nei tg a sparare dati su quanti italiani sono a letto con l’influenza, o quanti regalano fiori a San Valentino. A noi interessa parlare agli agricoltori, cercando risposte concrete e imprenditoriali.

Lo abbiamo fatto, insieme agli amici di Cremona, anche per situazione critica del mais, trovando ascolto nel ministro Centinaio – che oggi ringrazio anche della sua presenza – che ha voluto cogliere la nostra proposta di un Piano nazionale maidicolo.

Lo stiamo facendo in queste settimane per i suinicoltori, stretti tra la morsa di un mercato ancora in difficoltà e il pressing sulle tematiche del benessere animale. Sulla riduzione della pratica del taglio della coda, così come sul tema dell’utilizzo consapevole degli antibiotici, occorre un approccio graduale. Gli allevamenti vanno accompagnati e sostenuti, anche economicamente laddove necessario. Niente fughe in avanti e imposizioni calate dall’alto, ma un dialogo costruttivo come hanno saputo fare in tante occasioni i nostri Servizi veterinari regionali.

Serve inoltre un impegno nazionale e regionale sulla gestione degli effluenti. Va ripreso il capitolo della individuazione delle fonti di azoto extra agricole, ridefinendo, come da troppo tempo attendiamo, le zone vulnerabili e le relative disposizioni. Anche sul nuovo fronte “aria” è necessario fare chiarezza, lavorando sin d’ora per evitare brusche accelerate dell’ultim’ora. Anche qui gradualità e investimenti possono fare la differenza per consentire alle aziende di cogliere in questi aspetti le opportunità di una più efficiente gestione dei reflui.

***

CONCLUSIONI

Care colleghe, cari colleghi, di fronte a tutte queste sfide noi di Confagricoltura Brescia ci siamo. Fare l’imprenditore, anche in agricoltura, non è semplice. Oggi forse più che in passato.  Ma noi guardiamo al futuro con la fiducia che ci viene dalla nostra voglia di fare e di lavorare.

Prima di dare il giusto spazio al confronto con gli europarlamentari, moderato da un grande giornalista come Nicola Porro, parlando del destino della nostra Europa e del nostro lavoro, voglio ricordare insieme con voi Antonio Megalizzi, il giovane giornalista barbaramente assassinato da un terrorista a Strasburgo. Ecco, Megalizzi aveva come slogan  – l’hashtag, per dirla con i nostri ragazzi, i millenials digitali –  “il mio lavoro è meglio della tua vacanza”.

Anche noi preferiamo le nostre stalle e i nostri terreni alle vacanze!

Vogliamo proseguire con decisione lungo questa strada, consapevoli del fatto che ci aspettano tempi impegnativi ma anche entusiasmanti, in cui nulla è più dato per scontato ma in cui emergono anche grandi opportunità. Sta a noi saperle cogliere, con passione e determinazione, ripetendo in ogni occasione ai nostri interlocutori: lasciateci lavorare, lasciateci compiere la nostra missione, dateci gli strumenti per produrre sempre più e sempre meglio, in armonia con l’ambiente.

Vediamo davanti a noi un futuro positivo solo se sapremo dare vita a questo slogan: più impresa, meno vincoli.

Grazie a tutti voi

* Discorso integrale del presidente Giovanni Garbelli alll’assemblea di Confagricoltura, che si è tenuta sabato mattina a Rezzato

QUI IL RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA DI CONFAGRICOLTURA BRESCIA

 

Comments

comments

Lascia una risposta (la prima volta la redazione deve accettarla)

Per favore lascia il tuo commento
Per favore inserisci qui il tuo nome