Pd, ancora scontro aperto sulla lista delle Regionali

I candidati forti sono l'uscente Gianantonio Girelli, la deputata orlandiana Miriam Cominelli, il segretario Michele Orlando e il sindaco di Padenghe Patrizia Avanzini

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Gianantonio Girelli
Gianantonio Girelli

Continua lo scontro nel Pd in vista delle elezioni per il Pirellone. Ieri, infatti, la direzione regionale ha ratificato la lista proposta da Brescia. I candidati forti sono l’uscente Gianantonio Girelli, la deputata orlandiana Miriam Cominelli, il segretario Michele Orlando e il sindaco di Padenghe Patrizia Avanzini (quota Renzi). Quattro nomi forti per due posti probabili (uno se il Pd prenderà una percentuale molto bassa e sarà cannibalizzato dalla civica di Gori), con molte polemiche a contorno.

Ieri, infatti, il presidente della direzione Bragaglio ha annunciato la blindatura della lista. Ma continua la raccolta firme dei sostenitori di Andrea Ratti per chiederne la candidatura, su cui è calato il veto pesante di altre componenti del partito che non vedono di buon occhio l’ipotesi di un tandem Razzi-Avanzini.

In questo quadro, a pagare il conto più pesante è però il segretario provinciale Orlando, che prima della chiusura delle liste nazionali era dato per probabile eletto insieme a Girelli e ora si trova ad affrontare la concorrenza – dura – di Miriam Cominelli, tanto che qualcuno gli aveva “amichevolmente” suggerito di ritirarsi dalla corsa. Orlando ha resistito e ora si giocherà un posto per il Pirellone contro Cominelli (che potrebbe essere premiata da un eventuale tandem con Girelli) e Avanzini.

Poche speranze di elezione, invece, per gli altri nomi della lista: Jacopo Baraldi, Alessandra Dalmeri,Marco Benedetti, Marianna Dossena, DomenicoZambelli ed Elena
Ringhini.

 

 

 

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  1. Eh, sì, la vera battaglia di cui non si parla è su qualcosa come novemila euro netti al mese per tredici mensilità, cioè esattamente quanto guadagna un consigliere regionale della Lombardia. Non vale nemmeno più la pena di considerare la distanza dai cittadini, dai loro problemi quotidiani, dalla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi, dalla precarietà del lavoro, dal degrado ambientale e sociale e chi più ne ha più ne metta. Questi cosiddetto politici si divorerebbero tra loro per quella poltrona che vale esttamente, in cinque anni, 585.000 euro.

    • E questa legge elettorale, che adesso tutti criticano e che quindi dopo sarà da cambiare, è fatta proprio per questo, oltre che per impedire ai cinque stelle di governare. Così, poi, ci sarà ancora il problema di cambiarla con un parlamento fatto di gente imposta e non scelta dai cittadini. Peggio di così….

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